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Agroalimentare: dal Recovery Fund una spinta al rinnovamento

Le ripercussioni economiche scaturite dalla pandemia non impediscono all’agricoltura di porre le basi per un futuro all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità, e il Recovery Fund rappresenta in questo caso un’imperdibile occasione di rinnovamento. Tecnologizzazione delle macchine agricole, investimenti, logistica ecc, sono solo alcuni degli obiettivi che tutto il settore primario è chiamato a perseguire nel breve periodo.

 

La dote che spetta all’Italia del Recovery Fund è abbastanza cospicua: 209 miliardi suddivisi tra sussidi e prestiti. E una parte consistente di essa è ovviamente destinata all’agricoltura. Stando alle previsioni di Public Policy – l’Agenzia di Stampa Politica e Parlamentare – il pacchetto di risorse riservato al Ministero delle politiche Agricole si aggirerebbe intorno ai 18 miliardi di euro, e serve a finanziare diversi progetti.

 

La spinta del Recovery Fund per l'ammodernamento delle machine agricole

 

Sono stati ben definiti, infatti, i capitoli di intervento tra le stanze del Ministero in via XX settembre. Anzitutto, il rafforzamento della filiera agroalimentare, associato alla razionalizzazione della logistica; c’è poi la sfida dell’efficientamento energetico aziendale a zero impatto ambientale e quella del recupero e della valorizzazione delle aree rurali in stato di abbandono.

 

Altro capitolo estremamente strategico è la realizzazione di un’infrastruttura irrigua, anche per far fronte ai continui fenomeni dei cambiamenti climatici. Tema essenziale è poi quello della cosidetta agricoltura 4.0, che passa attraverso una meccanica di precisione e punta all’impiego di macchine e trattori agricoli moderni in grado di elevare i livelli di produttività e competenza professionale.

 

Risorse che invocano riforme, e che se impiegate in maniera mirata possono garantire all’agroalimentare crescita e sostenibilità per i prossimi cinquant’anni.

 

Alessandro Farucci

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